Coltivazione di banani in Calabria nella Locride

Tropico Climatico del Cancro sempre più allungato verso Nord. Quali conseguenze per il clima italiano?

Ormai è da alcuni decenni che si sente dire che i cambiamenti climatici stanno tropicalizzando la nostra penisola. Da Agosto 2016 la notizia è diventata ufficiale:

IL “TROPICO CLIMATICO” DEL CANCRO SI E’ PORTATO FINO AL 41° PARALLELO DI NAPOLI MA SI SPINGE ANCHE FINO AL 42° DI ROMA

A dare la notizia è stata la rivista scientifica Nature.com che ha dimostrato, ma ce n’eravamo già accorti, che il Riscaldamento Globale del Pianeta, iniziato ufficialmente nel 1982, sta facendo fluttuare il Tropico Climatico del Cancro sempre più a Nord spingendolo fino alle latitudini di Roma e di New York.

Che cos’è il Tropico del Cancro?

Il tropico del Cancro si trova nella porzione settentrionale del pianeta, nell’emisfero boreale, ed è definibile come il parallelo più settentrionale rispetto all’Equatore, in cui il Sole culmini allo zenit un giorno all’anno, il 21 giugno, in occasione del solstizio d’estate. In pratica nel giorno del solstizio, a mezzogiorno, ora locale, tra l’Equatore ed il Tropico, il sole si viene a trovare esattamente sopra la nostra testa azzerando quasi completamente l’ombra riflessa dal sole.

Questo significa che il 21 giugno a mezzogiorno il sole culmina allo zenit tra l’Equatore ed il 23° parallelo Nord ma, a causa dei cambiamenti climatici in atto, l’influenza del clima tropicale si spinge molto più a Nord fino almeno al 41° parallelo di Napoli o persino 42° di Roma e non più soltanto all’altezza di Algeria-Egitto e Mar Rosso.

Clima più Tropicale nel Mediterraneo significa più caldo e tendenzialmente più secco ma con fenomeni precipitativi più concentrati in episodi meno frequenti ma più violenti.

Dai primi anni ’80 assistiamo a cambiamenti non solo climatici ma pure squisitamente meteorologici.

La “Cella di Hadley”

La Cella di Hadley è un tipo di circolazione, tipicamente convettiva, che coinvolge l’atmosfera tropicale ed è strettamente collegata alla presenza degli alisei, delle piogge tropicali, dei deserti subtropicali e delle correnti a getto.

Mare Tropicale Africano? No, Mar Tirreno presso Rosignano Marittimo (Livorno)
Mare Tropicale Africano? No, Mar Tirreno presso Rosignano Marittimo (Livorno)

Spiegazione per dummies/ignoranti in materia:

Questo tipo di circolazione, legata alla Cella di Hadley, fa si che l’aria fortemente caldo-umida proveniente dall’equatore salga rapidamente verso l’alto fino a raggiungere i 10/15 km d’altezza. Nel sollevamento verso l’alto queste masse umide si raffreddano, condensano, perdono capacità di immagazzinare acqua e danno origine alle abbondantissime piogge tipiche dei paesi equatoriali dove si sviluppano le grandi foreste pluviali.

L’aria caldo-umida, dopo aver scaricato le copiose piogge equatoriali si propaga, restando in quota, verso i Tropici dove si formano Anticicloni a cuore caldo con Geopotenziali altissimi, e sempre negativi verso l’Equatore ma ben positivi verso i Tropici. Una volta raggiunte le zone più periferiche e Settentrionali del Tropico, l’aria calda inizia la propria discesa verso il suolo. I moti discendenti provocano a loro volta la cosiddetta “trasformazione adiabatica” che, in pratica, significa che l’aria, già di per se tendenzialmente calda, subisce un ulteriore riscaldamento ed una progressiva perdita di umidità fino a diventare torrida.

Questo fenomeno è del tutto identico a quello che in inverno avviene lungo i versanti alpini, in cui i venti provenienti da Nord oppure provenienti da Sud, dopo essersi sollevati di quota, per poter oltrepassare la barriera alpina, tornano a ridiscendere, sul versante alpino opposto, perdendo umidità ed acquistando calore. E’ il Föhn che, come l’asciugacapelli, emette aria calda e secca ed in italiano è detto Favonio.

Isola Capo Rizzuto (Crotone). Località turistica dal sapore Nord Africano
Isola Capo Rizzuto (Crotone). Località turistica dal sapore Nord Africano

A riprova dell’avvenuta espansione del Tropico Climatico, abbiamo le mappe Sinottiche Metorologiche che, da alcuni anni a questa parte ormai, certificano che l’Anticiclone Africano, quello generato dal dissipamento verso Nord dell’aria caldo-secca tropicale/ex equatoriale (le cosiddette BOLLE D’ARIA CALDA AFRICANA o in inglese HOT BLOB) NON si limita più a raggiungere il solo Nord Africa, dove si trova la linea del Tropico, ed il vicino Mediterraneo meridionale, ma si porta molto più a Nord fin nel cuore del Mediterraneo stesso, fluttuando molto spesso anche a Nord delle Alpi fin sul Nord Europa.

Durante l’estate appena terminata, a più riprese abbiamo assistito all’espansione verso Nord di Anticicloni roventi Africani con Geopotenziali positivi altissimi. Per più giorni l’isoipsa che quantifica il valore massimo di Geopotenziale presente sui nostri cieli, all’altezza dei 500 hpa (all’incirca attorno ai 5500 mt di quota) ha raggiunto il valore record dei 600 gpdam tra la Francia e la Penisola Iberica.

Mappa di reanalisi GFS relativa ai Geopotenziali a 500 hpa tra Nord Africa ed Europa con Campana Anticiclonica Africana protesa fin sulla Francia e valori massimi di 600 gpdam
Mappa di reanalisi GFS relativa ai Geopotenziali a 500 hpa tra Nord Africa ed Europa con Campana Anticiclonica Africana protesa fin sulla Francia e valori massimi di 600 gpdam tra Marocco e Spagna Meridionale

Avere sopra la propria testa il valore di Geopotenziale massimo dei 600 gpdam, significa che è in quell’area che sta avvenendo il massimo fenomeno di riversamenteo dell’aria calda che era salita di quota sopra all’Equatore e che dalle alte quote scende verso il suolo con un potenziale massimo riscaldamento adiabatico/favonico e possibile raggiungimento al suolo di temperature roventi con tassi di umidità talmente bassi da poter desertificare le aree in cui la Hot Blob staziona più a lungo.

Fino ai primi anni ’80 era norma e regola che durante l’estate gli Anticicloni presenti sul Mediterraneo fossero per lo più di tipo oceanico quindi caldi ma mai roventi, temperati e spesso forieri di rovesci temporaleschi ad evoluzione diurna (con innesco alle prime ore del pomeriggio ed esaurimento entro il tramonto). Eravamo ancora in un periodo climatico “normale” in cui l’assenza di masse caldo-secche Tropicali in quota, consentiva la formazione di nubi cumuliformi termo-convettive a chiaro sviluppo verticale, favorite da valori di Geopotenziali negativi o al più neutri.

Ovvero, l’aria caldo-umida che ristagnava nei bassi strati atmosferici, riusciva a risalire verso l’alto perchè NON compressa da Anticicloni torridi e riusciva altresì ad originare nubi cumuliformi che innaffiavano con semplici docce o veri e propri rovesci temporaleschi i monti, i colli e spesso pure le alte pianure.

A partire dagli anni ’80 i Geopotenziali da negativi-neutri sono passati a positivi e, negli anni più recenti persino a fortemente positivi. Questo significa che le masse d’aria Tropicali hanno invaso le zone Sub-Tropicali spingendosi fino a Nord delle Alpi.

La discesa di masse d’aria calda dall’alto verso il basso, come detto in precedenza, provoca riscaldamenti adiabatici e perdita di umidità. Quando un Anticiclone con Geopotenziali molto alti invade la Penisola Iberica e la Francia, spingendosi a ridosso delle Alpi, all’effetto abiabatico verticale legato alla Circolazione di Hadley si somma anche l’effetto favonico alpino. Succede così che il catino padano si surriscaldi raggiungendo livelli di umidità bassissimi e temperature massime ben più alte rispetto al nostro Meridione.

Succede però spesso che gli Anticicloni in cui circola l’aria secca Tropicale, le cosiddette Bolle Calde Africane/Hot Blob, in alcune aree del nostro Continente (tra Ovest ed aree Centro-Occidentali) si spingano molto a Nord ma in altre, solitamente tra Centro ed Est Europa restino basse di Latitudine e non vadano oltre alla vecchia linea di Tropico dell’Egitto.

In questi casi, Jonio ed Adriatico Meridionale oltre che l’Egeo, possono risentire di sbuffi d’aria meno rovente. Mentre sul Nord Italia all’altezza Geopotenziale degli 850 hpa (circa 1500 mt) la temperatura media supera i +25°C portandosi anche attorno ai +28°C, sul nostro meridione magari si hanno temperature più normali per le nostre Latitudini di +20/22°C. Un minor gradiente adiabatico (minor riscaldamento delle masse d’aria in caduta verso il suolo) e maggior presenza di brezze marine o di sbuffi d’aria più fresca continentale, favoriscono temperature massime tipiche del periodo o della Latitudine e comunque inferiori rispetto alle roventi città padane.

Quando le bolle d’aria Africana-Tropicale invadono anche il resto d’Italia allora si verificano temperature torride-roventi-secche ovunque queste si espandano.

Come dice il titolo di questo articolo, “Italia Tropicale. Funghi al palo!” è intrinseco che sia mia intenzione dimostrare come, la tropicalizzazione dell’atmosfera sulla nostra penisola, sia la diretta conseguenza delle diminuite “buttate” di funghi che, disturbate dalle mutate condizione atmosferiche ed ambientali, entrano in sofferenza andando persino a cessare del tutto.

Nel prossimo capitolo vi spiegherò, tecnicamente e con parole semplici, come l’espansione verso Nord del Tropico del Cancro, con le relative masse d’aria Tropicale, possono dar luogo a nascite di funghi ridotte o persino ridottissime, così com’è accaduto in questa infausta stagione 2016. Continua

TROPICALIZZAZIONE E FUNGHI, SECONDA PARTE clicca qua

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