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I cambiamenti climatici, in particolar modo il Riscaldamento Globale del Pianeta quali conseguenze hanno o avranno sulle nascite dei funghi in Italia?

In questo articolo ITALIA TROPICALE, FUNGHI AL PALO, ho detto come, in un articolo pubblicato dalla rivista scientifica Nature.com, si è dimostrato che il “Tropico Climatico del Cancro” non si spinge più soltanto in prossimità dello stesso Tropico ma si spinge molto più a Nord fino almeno al 41° Parallelo di Napoli ed al 42° di Roma e New York.

Ho cercato di far comprendere cos’è il Tropico del Cancro, cosa sia la “Cella di Hadley”, grazie alla quale le condizioni climatiche tropicali sono più facilmente estendibili alle latitudini temperate del Sud Europa, ho parlato delle “Hot Blob“, le famigerate “bolle d’aria calda africana” che sempre più spesso caratterizzano gli Anticicloni Europei concludendo che, la tropicalizzazione dell’atmosfera sulla nostra penisola, è e avrà sempre più influenza sulle future buttate di funghi.

Intendiamoci, non è mia intenzione dimostrare che in Italia non vi saranno più ottime buttate di funghi e neppure che le zone vocate alle migliori nascite di funghi, improvvisamente, diverranno sterili ed improduttive, perchè non è dimostrabile che ciò possa sicuramente accadere, semmai voglio far comprendere ai nostri lettori come, dovremo fare la crescente abitudine a buttate/nascite altalenanti e discontinue, in maniera direttamente proporzionale all’andamento climatico ed alla presenza sulla nostra penisola delle strutture Anticicloniche a matrice africana, con le relative bolle calde, la cui futura maggior presenza e frequenza è facilmente ipotizzabile.

Cosa comporterà la progressiva tropicalizzazione dell’atmosfera?

Anzitutto un clima molto più disomogeneo e difforme da quello cui eravamo abituati in passato. Niente più quattro stagioni ben delineate e ad andamento progressivo ma la tendenza ad avere due stagioni soltanto, proprio come avviene nell’Africa tropicale dove, alla stagione calda e secca si alterna la stagione delle grandi piogge.

Le nostre latitudini però, risulteranno sicuramente meno soggette a stasi atmosferica ma piuttosto soggette alle turbolenze tipiche delle frontiere. Dall’Italia al Centro Europa si avranno continui repentini passaggi da influenze tropicali ad influenze artiche. Quando prevarranno le influenze tropicali dovremo fare i conti con Anticicloni, anche roventi e spesso semi-stazionari, che tenderanno a riversare nei bassi strati atmosferici le masse d’aria calda che nelle zone equatoriali salgono fin verso la Troposfera e cui la trasformazione adiabatica, imporrà una perdita di umidità ed aumento di temperatura nelle zone periferiche rispetto ai tropici, quindi anche sulla nostra penisola.

Non solo, i flussi zonali Occidentali, lungo i quali corrono le grandi Perturbazioni Atlantiche, diverranno sempre più altalenanti, non più zonali ma costretti a muoversi lungo i grandi Anticicloni o attorno alle Depressioni Nord Europee con anse estese dalla basse latitudini mediterranee-africane alle latitudini artiche attorno al Circolo Polare Artico.

Di seguito è possibile notare la differenza tra la prima mappa, in cui un flusso zonale Atlantico normale muove le Perturbazioni dal Nord America verso l’Europa con fluttuazioni appena accennate e distese lungo i Paralleli, e la seconda mappa, in cui le correnti Atlantiche subiscono storture distese lungo i Meridiani provocando vastissime anse in cui si insinuano, da una parte gli Anticicloni e dall’altra Saccature Artiche con profonde Depressioni. La prima mappa si potrebbe riferire alla norma climatica precedente agli anni ’80, la seconda mappa agli anni post 1980.

Flusso Zonale
Schema semplificato di FLUSSO ZONALE ATLANTICO OCCIDENTALE all’altezza Gopotenziale di 500 hpa. H/A sta per Alta Pressione/Anticiclone, L/B per Depressione/Bassa Pressione, i numeri rappresentano l’altezza Geopotenziale delle masse d’aria. Maggiore è il valore di Geopotenziale e più alta è la Pressione Atmosferica con presenza di masse d’aria molto calda. Minore è il valore di Geopotenziale e più Bassa risulterà la Pressione Atmosferica con aria molto fredda in quota. Le frecce di colore Blu indicano aria fredda, quelle Arancio aria calda, Giallo aria tiepida

Gli scambi meridiani da Sud a Nord o viceversa, spingeranno sempre più in futuro, masse d’aria caldissima fin nel cuore dell’Artico o viceversa dal Polo fin nel cuore del Mediterraneo. Negli anni precedenti all’inzio del Riscaldamento Globale del Pianeta le grandi masse d’aria si muovevano sull’emisfero Settentrionale con flusso zonale prevalente. Da quando è iniziato il Global Warming (Riscaldamento Globale) le grandi masse d’aria hanno comportamenti molto simili a quelli rappresentati sulla mappa di seguito (Flussi Meridiani).

Flussi Meridiani Atlantici
Flussi Meridiani tra Nord America ed Europa. Grandi ed invadenti Anticicloni a matrice Tropicale tendono a spostarsi da Ovest verso Est, attraversando l’Oceano Pacifico e poi l’Atlantico intervallati da vastissime Saccature Artiche dove il Vortice Polare insinua profonde Depressioni che, alle alte latitudini risultano vere e proprie Tempeste Artiche. Il Flusso Zonale risulta fortemente disturbato con vastissime anse disposte lungo i Meridiani. Lungo l’asse delle Saccature si può avere clima estremamente Perturbato. Lungo l’asse degli Anticicloni, viceversa estrema siccità e caldo torrido


La Corrente a Getto o Jet Stream, equiparabile al flusso zonale, subirà marcate ondulazioni al confine tra le vastissime Depressioni Artiche e gli ingombranti Anticicloni Sub-Tropicali. L’isoipsa dei 552 gpdm (la linea immaginaria di demarcazione tra le masse d’aria calde e quelle fredde) si porta molto a Sud lungo l’asse discendente delle Saccature ma molto a Nord lungo l’asse ascendente.

La contemporanea presenza sui nostri cieli di una Perturbazione o di una Depressione/Goccia Fredda e della Corrente a Getto renderà più turbolenta l’atmosfera con conseguente sviluppo di nubi a fortissimo sviluppo verticale in grado di riversare al suolo piogge monsoniche, grandine e soprattutto raffiche di vento da Tornado/Uragano, i cosiddetti “Downburst”.

Sappiamo che i funghi per proliferare necessitano di stabilità atmosferica, pace, tranquillità, umidità costante, temperature miti, senza eccessive escursioni termiche e venti a regime di brezza e non di vento a forti raffiche.

IL PH DEL TERRENO SU CUI CRESCONO I FUNGHI

Sappiamo che i funghi proliferano maggiormente se il sub-strato su cui crescono i funghi terricoli è ricco di nutrienti con un pH prossimo al valore 6, quindi mediamente acido, ma non troppo. Giusto per comprendere i livelli di pH di alimenti o sostanze di uso quotidiano alleghiamo la TABELLA DEL pH con le sostanze Alcalinizzanti o Acidificanti. I Funghi, intesi come cibo, hanno un pH elevato e quindi alcalino che arriva a 9.

Tabella pH
Tabella del pH degli alimenti, di alcune sostanze di uso quotidiano in casa, nonchè delle EMOZIONI

NUTRIMENTO E SOSTANZE ALIMENTARI DEI FUNGHI

I funghi saprofiti (che si nutrono di materia organica morta o in decomposizione) possono insediarsi su materiale vegetale e animale in decomposizione o assorbire sostanze organiche solubili che sono state prodotte da organismi viventi o morti.

I funghi parassiti si sviluppano a spese di piante o di animali viventi da cui ricavano nutrimento arrecando però spesso danno all’ospitante. Il parassita è quindi detto il patogeno.

I funghi simbionti. Licheni e Micorrize sono forme di associazione simbiontica tra i funghi e alghe (Licheni) e tra funghi e piante (Micorrize) e grazie a questa associazione entrambi i simbionti traggono vantaggio. La simbiosi è un rapporto in perfetto equilibrio (mutualistica) che consente a un fungo parassita di vivere in un certo grado di armonia con il suo ospite, fino a che non ha completato il suo sviluppo e ciclo riproduttivo. I funghi, così come gli animali, hanno bisogno di sostanze alimentari già pronte all’uso ed elaborate in forma organica. Sono detti eterotrofi perchè non sono in grado di prodursi da soli le sostanze necessarie al loro nutrimento, come invece fanno le piante.

Carboidrati, Azoto, Sali Minerali, e Acqua sono i nutrienti principali dei funghi. Il glucosio soddisfa le richieste di carboidrati di tutti i funghi, anche se alcune taxa possono utilizzare anche polisaccaridi come l’amido e la cellulosa o zuccheri esosi o pentosi. Tutti i funghi utilizzano le proteine idrolizzate come fonte di azoto mentre alcuni possono usare anche la l-asparagina, ioni di ammonio o ioni nitrici. Ci sono poi altri ioni di sostanze inorganiche che concorrono al nutrimento dei funghi, questi sono: magnesio, potassio, fosforo, zolfo e, in tracce, anche ferro, molibdeno, zinco, rame e manganese. Alcune specie poi necessitano anche di vitamine, specialmente di biotina (vitamina H) e tiamina (vitamina B).

In alcune specie infine l’assenza di luce, una temperatura sui 20/25°C ed un substrato ricco delle sostanze appena descritte, consentono di raggiungere la formazione del carpoforo (fungo) e la produzione delle spore. Ci sono però alcune specie che si sviluppano e proliferano meglio in condizione di piena luce.

Ora, in condizioni climatiche ottimali, i nutrienti presenti nell’humus e nel legname sono sicuramente ben disponibili e facilmente assorbibili anche dai microscopici capillari dei miceli ma se, improvvisamente il delicato equilibrio del bosco si rompe, ecco che i funghi sono tra i primi microorganismi ad andare in crisi non riuscendo più a ricavare il nutrimento necessario a garantire la sopravvivenza e la propagazione della specie.

Questi gli effetti climatici più deleteri per la sopravvivenza dei funghi:

  • Piogge acide = modifica del livello di acidità del terreno o del legno, passaggio da un ottimale pH 6 ad un più acido pH5;
  • Piogge scarse = terreno/humus troppo secchi. Sostanze nutritive indisponibili perchè difficilmente assorbibili. Cataboliti, risultanti dal metebolismo/catabolismo dei funghi, troppo concentrati attorno ai miceli. Terreno progressivamente più tossico ed inospitale se non “lavato” dai cataboliti da provvidenziali piogge leggere ma frequenti;
  • Piogge monsoniche = morìa di parti di ascomiceti-miceti-ife e carpofori/sporofiri a causa della trasformazione del pH del terreno che diventa neutro dato il ph 7 dell’acqua pura;
  • Ristagni d’acqua = marcescenza e morìa dell’intero ecosistema fungino;
  • Piogge fredde o neve = temperature troppo basse per la sopravvivenza e proliferazione. Alcune spore, a seguito di permanenza in condizioni climatiche molto fredde, possono però dar vita a funghi più resistenti al freddo;
  • Grandine = shock termici ed escursioni termiche che si ripercuotono sullo sviluppo dei funghi;
  • Vento = shock igrometrici, repentine diminuzioni dei tassi di umidità con corruzione del microclima presente al di sotto delle chiome degli alberi. Indurimento del suolo;
  • Föhn o Favonio = repentina perdita d’umidità dell’aria e poi anche dei suoli e surriscaldamento adiabatico delle correnti in caduta dai monti verso il piano. Modifica del delicato equilibrio atmosferico del bosco;
  • Temperature estreme = modifica dell’equilibrio atmosferico del bosco. Innalzamento delle temperature sopra la soglia dei 25°C e della soglia limite dei 28°C in presenza di caldo, calo al di sotto dei 20°C o della soglia limite dei 16/18°C in presenza di freddo;
  • Sole rovente = pesante modifica dell’equilibrio atmosferico boschivo. Repentine modifiche del microclima (temperatura ed umidità) al di sotto delle chiome. Quando al sole rovente si sommano anche sbuffi di vento che creano varchi tra il fogliame lasciando giungere al suolo raggi di sole con temperature oltre i 50°C, che creano shock termici improvvisi, repentini surriscaldamenti del suolo, diminuzione dei tassi di umidità ed evapotraspirazioni eccessive (perdita di umidità dal suolo o dal fogliame);
  • Bolle calde africane = trasformazione adiabatica delle masse d’aria ex equatoriale/tropicale che dalle alte quote si riversa verso il suolo surriscaldandosi e perdendo ulteriormente umidità;


Le piogge acide, va detto, non sono soltanto causa diretta dell’inquinamento atmosferico industriale o civile, ma si possono realizzare anche in presenza di eccesso di anidride carbonica nell’aria (industrie-vulcani-fotosintesi-attività umane). Nei boschi ricchi di ossigeno, l’atomo di carbonio, trova più facilmente, rispetto alle città, i 2 atomi d’ossigeno cui legarsi per formare appunto l’anidride carbonica. Ironia della sorte, le piogge acide potrebbero essere un buon correttore del pH del sulo, reso neutro da piogge pure, particolarmente abbondanti. L’anidride carbonica è uno dei principali gas serra sul nostro pianeta.

Anche l’ozono è un pericoloso gas serra che si forma da 3 atomi d’ossigeno messi insieme da fulmini, scariche elettriche, raggi Ultra Violetti. E’ un potente ossidante che risulta irritante per le nostre vie respiratorie e risulta velenoso per molti microorganismi quali muffe e funghi. Anche l’ozono è un potente gas serra. Tra gli altri effetti dannosi vi è quello di  inibire lo sviluppo dei funghi.

Come abbiamo visto, sono molti i fattori che possono influenzare la proliferazione o l’estinzione di una colonia di funghi.

L’ecosistema boschivo è davvero molto delicato. Basta un nonnulla che il fragile equilibrio si deteriori o si rompa del tutto. I cambiamenti climatici possono avere sui funghi effetti maggiori rispetto a ciò che si possa pensare. Improvvise piogge monsoniche non solo possono strappare via dal suolo il prezioso sub-strato ricco di nutrienti ma anche quello che potrebbe diventare il futuro nutrimento: le foglie morte, le radici capillari superficiali e gli ioni di minerali contenuti sulla superficie delle rocce.

Piogge di forte intensità, abbiamo visto, possono modificare radicalmente il valore di pH del terreno facendolo passare da mediamente acido a neutro oppure da mediamente acido ad acido in caso di piogge acide. Anidride Carbonica ed Ozono possono risultare particolarmente pericolosi ma c’è un pericolo sicuramente ben più grave rispetto alle piogge monsoniche, alle piogge di fulmini, ai roventi raggi del sole, ai cambiamenti climatici. Si chiama: uomo!

L’opera dell’uomo nel bosco può risultare decisamente benefica, quando fatta con criterio e giudizio ma, può risultare estremamente dannosa, quando fatta a scopo di lucro o con ignoranza.

Il disboscamento programmato del bosco (bosco ceduo) può portare grande beneficio al bosco come descritto in questa pagina. Rinnovamento del patrimonio boschivo, ossigenazione-areazione di luoghi che, se troppo bui e perennemente umidi, hanno un suolo con pH fortemente neutro o addirittura alcanino, non adatto alla nascita di funghi. La pratica del ceduo ha però un rovescio della medaglia, ovvero che, in presenza di cambiamenti climatici come quelli attuali, con sole perennemente rovente, perchè i raggi non vengono mitigati dall’aria fredda presente in quota, che al contrario risulta temperata-mite o persino calda favorendo addirittura la trasformazione adiabatica delle masse d’aria, potrebbero provocare shock termici al terreno, eccessiva secchezza ed indurimento del sub-strato.

Altra pratica comune, per quanto vietata, è quella di disboscare sistematicamente intere porzioni di bosco senza lasciare gli esemplari più sani a mantenere un minimo di copertura arborea, magari lasciando pure sul suolo la ramaglia, commercialmente di scarso valore e che potrebbe far aumentare i costi di lavorazione se prelevati e smaltiti come prevederebbe la legge.

Esempio di ramaglia residua, dopo il taglio del bosco, lasciata in sede e mai asportata

Infine il tasto dolente ed il terrore dei miceli. I cercatori di funghi senza scrupoli. Quelli che si alzano anche in piena notte alla ricerca del fungo perduto, noncuranti del divieto imposto dalle Leggi Regionali che vietano la raccolta di funghi dal tramonto all’alba. Quelli che pur di realizzare un buon bottino da monetizzare vendendolo, quelli che pur di potersi vantare con amici di bar o di Social Network, sono disposti a tutto, anche a rumare selvaggiamente il sottobosco, pur di non lasciare indietro un solo microscopico fungo nascosto, quelli che non si curano di pestare, danneggiare, sradicare un micelio pur di poter raccogliere quanti più funghi possibili nel minor tempo possibile.

Quelli che inconsciamente o grossolanamente, con le proprie azioni, possono provocare al bosco più danni di quanti non ne provochi il peggiore dei fenomeni meteorologici legati al Riscaldamento Globale del Pianeta.

In tempi di cambiamenti climatici, occorrerebbe più consapevolezza e più responsabilità per non rischiare di sommare i nostri comportamenti irresponsabili ai danni che l’uomo provoca alla natura con l’inquinamento ed ai danni che una natura imbizzarrita e fuori controllo può provocare a se stessa ed ai suoi abitanti.

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Bibliografia:
BURNETT J.H., Foundamentals of Mycology Ed. Arnold, London 1976
BRUCE BUCKLEY, EDWARD J., HOPKINS, RICHARD WHITAKER, Meteorologia, Touring Ed, Milano 2006
ROB DE MILLO, La Meteorologia, Jackson Libri, Milano 1995