Flammula velutipes - foto: Gianni Bonini

ANDAR PER FUNGHI IN INVERNO TRA BIELLESE-VERCELLESE-NOVARESE-VCO e LAGHI

Ci scrive un nostro lettore di Gattinara, Giorgio, che, dopo aver letto l’articolo di recente pubblicazione “Andar per funghi in inverno” si domanda se ci sono varietà di funghi commestibili rinvenibili in pieno inverno anche tra Biellese-Vercellese-Novarese e Vco.

La risposta ovviamente è che le specie invernali di facile rinvenimento nell’alto Piemonte sono davvero molto poche.

Poche perchè la maggior parte dei funghi resistenti al freddo è associata a specie arboree o arbustive che non sono presenti nelle nostre province settentrionali. Stiamo parlando di Pino Domestico (Pinus Pinea), Pino Marittimo (Pinus Pinaster), Pino Nero, Pino d’Aleppo. Parliamo di Querce sempreverdi della famiglia Quercus Ilex a foglia lunga o rotonda ma sempre non caduca o Sughere o del Frainetto, una Quercia a foglie caduche molto più grandi rispetto alle foglie delle Querce Cispadane, e del Cerro, tipico dell’Appennino Centro-Settentrionale, e poi di specie arbustive quali Corbezzolo ed Alloro che non sono certo tipiche del clima Continentale che contraddistingue le nostre Latitudini.

In realtà ci sono alcune varietà di funghi Termofili che ben si adattano anche alla Quercia (Quercus) Comune, alla Quercia Petrea, alla Robur o Farnia, alla Pubescens o Roverella ma anche al Castagno. Il Faggio è l’unico albero che in inverno NON è associato a funghi, proprio per la sua caratteristica di amare zone fredde-umide oltre i 600 mt che, in inverno risultano molto più fredde rispetto al piano, salvo stravaganze climatiche come quelle dell’attuale era “Riscaldamento Globale” che vede talvolta esser più fredda la Pianura Padana rispetto ai monti Sub-Alpini o del tutto Alpini.

QUALI SONO LE CONDIZIONI IDEALI PER LA CRESCITA DEI FUNGHI?

I fattori che favoriscono la crescita dei funghi sappiamo essere l’habitat ed il clima. Potremmo però oggi aggiornarci inserendo tra gli altri fattori anche l’inquinamento, atmosferico, del suolo e delle acque reflue o piovane.

Ovviamente l’habitat è strettamente legato al clima.

  • Un clima di tipo Continentale ha estati calde e persino torride ed inverni freddi o persino rigidi con forti escursioni termiche tra giorno e notte o tra estate ed inverno.
  • Un clima Mediterraneo ha estremi meno accentuati ed una mitezza superiore durante tutto l’anno con estati mitigate dalle brezze di mare o di monte ad impedire escursioni termiche accentuate.

Ovviamente parliamo di normalità climatica. Come detto sopra le stravaganze del Riscaldamento Globale del Pianeta fanno eccezione.



Ci sono infatti aree, anche nelle zone Cispadane (a Nord del Po) che grazie ai recenti cambiamenti climatici stanno acquistando caratteri ed influenze Mediterranee, perdendo le originarie Continentali.

I CARATTERI MEDITERRANEI DEL PIEMONTE

Il Fico cresce ed i suoi frutti maturano fin verso i 700 mt d’altezza. Gli ulivi, se protetti dalle sempre più sporadiche gelate durature, sopravvivono e fruttificano anche a Nord del Po (Eporediese, Sostegno, Lozzolo, Colli Novaresi, gli stessi colli vocati alla produzione di vini).

Una squisitezza tipica Mediterranea, i fichi

Il Corbezzolo fruttifica anche nei giardini del Biellese collinare ben esposti a Mezzogiorno, ma soprattutto, l’ORNIELLO o Frassino da Manna, sta iniziando a colonizzare l’intero Plutone Granitico Biellese da Vigliano-Valdengo al Sesia.
Segno che il clima sta davvero cambiando dal momento che l’Orniello è una specie tipica dell’orizzonte Mediterraneo e non Sub-Montano.

Frassino Orniello durante la fioritura
Grande esemplare di Frassino Orniello in Valsessera (Biella)

Tra i comuni Biellesi di Soprana, Curino, Sostegno, Masserano e Lozzolo, in quelli che localmente sono detti i comuni delle cosiddette “Rive Rosse” si possono trovare esemplari di Orniello a portamento non solo arbustivo ma anche alberiforme, con altezza oltre i 15 mt e di età presumibile oltre i trent’anni, quindi con una presunta età, che dovrebbe esser contestuale all’inizio del Riscaldamento Globale del Pianeta, che è ufficialmente indicato attorno al 1982.

Ma veniamo alla domanda iniziale…

Ci sono funghi commestibili che in inverno crescono anche dal Biellese al Verbano?”.





Si. La risposta è si, ma con i dovuti distinguo e precisazioni.

Come appena detto, i funghi che, compatibilmente con il PH del terreno locale, si possono trovare anche in inverno in queste zone non sono moltissimi data la vocazione fredda delle province Settentrionali del Piemonte ma anche della vicina Lombardia.

Tra tutte, la più comune è senz’altro la famiglia LEPISTA.

Agarico Violetto o Lepista Nuda è in assoluto il fungo invernale più frequente nei nostri boschi. Ama particolarmente il bosco Ceduo, soprattutto di Castagno con suolo ricco di humus e materiale organico in decomposizione ma anche il bosco a Conifere, purchè con suolo umido e non indurito dal perdurare della siccità. La Lepista Sordida è meno esigente e ben si adatta a crescere pure nei giardini di città, perciò, perchè non farsi un giro perlustrativo per i parchi cittadini di Biella, Vercelli, Novara o anche della conurbazione Gallarate-Busto-Legnano e Varese-Como-Milano-Brianza?

Gli Agarici del genere Lepista sono funghi terricoli (nascono sul terreno e non sul legno) perciò la loro abbondanza dipende dall’andamento climatico locale. Il terreno perde calore più facilmente rispetto al legno, si raffredda rapidamente in presenza di notti stellate o di nebbie diurne peristenti. Perchè vi sia discreta nascita ed abbondanza di questo fungo occorre che le giornate soleggiate e miti perdurino per diversi giorni, tanto quanto è lunga la sua durata vegetativa.

  • NB: A volte funghi di cui non si conosce ancora l’esistenza o il nome, ci sembrano mai visti, ma dal momento che qualche esperto ce li mostra, diventano onnipresenti e ci capiterà di rivederli ad ogni nostra uscita!



Ma, il fungo che per eccellenza è il RE DELL’INVERNO è il FUNGO DELL’OLMO o FLAMMULINA VELUTIPES già anche detto FUNGO DEL FREDDO.

Il suo nome comune ci fà intuire quale sia il suo habitat e la dice lunga sulla sua peculiarità: amare il freddo.

E’ un fungo lignicolo che cresce tanto sul legno vivo che su quello morto. Purtroppo l’OLMO sappiamo non essere un albero montano. Il suo aerale è prettamene Pianeggiante, nella fattispecie Padano.
L’Olmo è assente dai boschi oltre i 400 mt. Recentemente, dall’inizio del Riscaldamento Globale del Pianeta, esemplari di Olmo si sono insediati anche nella valle Strona di Mosso. Non è ancora molto diffuso ma qualche esemplare si spinge fino attorno a Mosso (ma qua occorrerebbe approfondire se si tratta di Olmo di pianura che si spinge molto in alto grazie alla posizione soleggiata o di Olmo montano il cui aerale si è abbassato di altitudine). Alcuni esemplari di Olmo sono presenti lungo la Provinciale 200 tra Crocemosso di Vallemosso e la frazione Polto di Trivero lungo il Torrente Ponzone, ma si tratta comunque di sparute colonie che per ora non fanno ancora testo sull’avvenuta espansione dell’aerale di questo albero fin sulla fascia collinare Biellese.

L’Olmo è invece abbondante nei pochi boschi che sopravvivono all’agricoltura intensiva del Vercellese-Novarese e Lombardia Occidentale. Il clima locale è sufficientemente adeguato per la nascita di funghi quando le brinate e le gelate non sono perduranti e quindi in assenza di Galaverna o Neve Chimica. Se non soffia forte il vento e se non nevica, può sempre valer la pena farsi un giro lungo i boschi igrofili lungo i numerosi corsi d’acqua che dai monti Sub-Alpini del Piemonte Settentrionale o Prealpini della Lombardia scendono verso il Po.

Il Parco del Ticino potrebbe essere il luogo più adeguato per i ritrovamenti di questo ottimo fungo che per tutto l’inverno può esser ben presente anche attorno ai Laghi.
L’Olmo è abbastanza scarso sul Biellese Occidentale, sulla Serra e Bessa e nella Baraggia di Verrone-Candelo-Massazza. Più presente nella Baraggia di Rovasenda ma soprattutto nei boschi fluviali del Sesia tra Gattinara e Greggio-Vercelli. Ben presente anche nell’alto Novarese ma non nelle zone collinari da Boca-Maggiora e Cureggio.
Nel Novarese è più comune nelle aree irrigue delle risaie. In Lombardia è ben più abbondante e comune tanto al piano quanto nelle basse colline tra Brianza e Varesotto-Lario.



C’è poi un solo altro fungo che in inverno può esser facilmente rinvenibile nelle zone citate. Si tratta del GELONE o ORECCHIONE (PLEUROTUS OSTREATUS). Altro fungo lignicolo che non teme il freddo, non a caso il suo nome comune è proprio Gelone.

Anche il Pleurotus però ama alberi che sono tipici della Pianura Padana e non delle zone collinari o montane. Pioppo, Salice e Gelso sono specie tipiche delle pianure italiane. Il Pioppo non cresce spontaneamente oltre i 500 mt, il Salice si spinge fino in alta collina ma con varietà differenti rispetto a quelle di pianura. Il SALIX ALBA o Salice Bianco (quello a foglia lunga e stretta) abbonda lungo i fiumi ma si spinge fino ai corsi d’acqua della media collina e non oltre i 600 mt. Potrebbe essere il solo buon ospite di Pleurotus in collina insieme con il Salix Caprea, a foglia più tondeggiante, e con infiorescenze dette “gattini”, bianchi per tutto l’inverno e poi gialli con l’arrivo dei primi timidi calori primaverili. Insieme al nocciolo è il primo albero a fiorire a fine inverno.

C’è invece poca cultura del Gelso nel Piemonte Settentrionale. Il Gelso è un albero che si sta riscoprendo negli anni recenti per i suoi meravigliosi frutti dall’ottimo sapore. Non è mai stato molto popolare in collina perchè in passato, quando il clima era più freddo, i frutti non arrivavano mai a maturazione, inoltre alla seta si preferiva di gran lunga la lavorazione della lana. La seta aveva inceve una antichissima tradizione nella Lombardia con la famosissima lavorazione del Comasco.

Ancor oggi il Gelso risulta ben presente tra Novarese Orientale-Laghi e l’intera Lombardia, salvo quella tipicamente montana. Alberi di Gelso sono presenti pure nei parchi cittadini di Milano, soprattutto tra Parco Agricolo Sud Milano e nel Parco Nord.

Gli squisiti frutti del Gelso. Le more di gelso nere

Il PIOPPO è un albero tipico della Pianura Padana. Richiede suoli sabbiosi ma umidi, condizione questa che non è caratteristica di colli e monti, ivi incluse le sue vallate fluviali.



Il Pioppo oltre ad ospitare il Pleurotus, è noto per il suo simbionte per eccellenza.

Il PIOPPARELLO o PIOPPINO o Cyclocybe Cylindracea/Agrocybe Aegerita.

Purtroppo il Piopparello non ama il vento. Condizione essenziale perchè questo fungo abbondi tra fine autunno ed inizio inverno è proprio l’assenza di vento. In realtà questo è un fungo più PRIMAVERILE ed autunnale che non invernale ma, in condizioni ambientali favorevoli, ovvero con assenza di nebbie, gelate contenute e giornate soleggiate, come spesso accade nei recenti anni del Riscaldamento Globale del Pianeta, lo si può trovare a grandi ceppi, sia su piante morte che viventi, ancora per gran parte del mese di Dicembre, soprattutto nelle pianure del Torinese-Alessandrino e della Lombardia dove il Pioppo abbonda più che nel Vercellese-Novarese dove invece abbondano le risaie. Ad ogni modo è più facile poter trovare i Piopparelli lungo i boschi fluviali del Sesia-Po-Dora Baltea-Ticino e fiumi Lombardi piuttosto che non nei boschi artificiali coltivati Padani.

Quanto scritto di sopra, vale non solo per le zone Biellese-Vercellese-Novarese-Laghi ma più in generale per gran parte del Piemonte e Lombardia.

ATTENZIONE: le immagini relative ai funghi sopra descritti, sono visualizzabili nelle fotogallery allegate all’articolo: “Andar per funghi in inverno“.