Marzuolo o fungo dormiente – Hygrophorus marzuolus

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Il primo fungo dell’anno micologico, compare appena si sciolgono le nevi invernali, una autentica primizia che delizia occhi e palato.
Il suo habitat ideale è il bosco di Abete Bianco

  • FUNGHI PRIMAVERILI


Il Marzuolo è anche detto “dormiente” perchè i primi esemplari di questo fungo, tipicamente primaverile, nascono già in pieno Inverno ma indugiano, entro il primo strato di humus, a pochi centimetri di profondità nel suolo, vegetando a lungo senza quasi mai vedere la luce del sole, tanto da esser considerato un fungo semi-ipogeo (semi-sotterraneo).

La parola “dormiente” indica proprio la caratteristica di “dormire” ed indugiare senza fretta alcuna, magari proprio sotto uno strato neve.

PERIODO VEGETATIVO

L’Hygrophorus marzuolus è ovviamente comunemente detto Marzuolo perchè di solito appare e diventa più comune durante il mese di Marzo vegetando poi fino almeno a tutto il mese di Maggio, purchè in presenza di clima fresco ed umido. Appare per primo tra i funghi primaverili, ma nei boschi del Nord Italia, spesso lo si può rinvenire già a fine Autunno-inizio Inverno tanto da poter esser considerato pure un fungo invernale.

Al Nord appare con l’arrivo dei primi freddi veri, nei boschi di Conifere a partire dalla Lombardia ed alto Pavese-Emilia montani, poi Trentino-Veneto, infine Piemonte e Triveneto, più raro in Val d’Aosta a causa della normale maggior persistenza della neve sin da inizio inverno a fine primavera.

In pieno Inverno con l’arrivo della prima neve appare anche nei boschi della Toscana, quindi del resto dell’Appennino Settentrionale, Centrale ed infine Meridionale.

Pur non disdegnando la presenza di neve al suolo, il Marzuolo necessita anche di periodi di assenza di neve, per questa ragione risulta più abbondante nel Centro Italia rispetto ai boschi del Nord durante l’inverno.

HABITAT DEL MARZUOLO o HYGROPHORUS MARZUOLUS

L’habitat preferito del Marzuolo è il bosco di Abete Bianco, ma spesso lo si rinviene anche nel bosco misto di Abete Bianco-Faggio o Abete Rosso-Faggio. Meno frequente ma non raro nel bosco di Abete Rosso esclusivo, e quindi nel bosco di Abete Rosso misto a Faggio. Saltuariamente lo si rinviene anche nel bosco esclusivo di Faggio ma questo non è il
suo habitat preferito. Il Marzuolo, a differenza della maggior parte degi altri funghi, non teme il freddo, anzi, lo desidera al punto che spesso lo si rinviene proprio al di sotto di strati di neve, semi-nascosto tra aghi di pino o fitti strati di fogliame di Faggio, tanto da poterlo considerare un fungo semi-ipogeo ovvero a crescita semi-sotterranea.

Il logo dell’Armata Nordica di Bergamo

Nel video allegato, per gentile concessione di Marco dell’ “Armata Nordica” del Bergamasco, i Marzuoli o Dormienti sono stati trovati in un bosco esclusivo di Abete Rosso dell’alta Lombardia.

Pini di vario genere sono tutti comunque adatti al ritrovamento dei Marzuoli purchè su suoli silicei.

In Italia i boschi esclusivi di Abete Bianco non sono abbondantissimi, spesso questi boschi sono frutto di rimboschimento artificiale, in molti casi li si trova misti a Faggio o Abete Rosso ma l’associazione spontanea più comune è con il Pino Mugo.

L’ABETE BIANCO, LA SUA DISTRIBUZIONE E LA SUA ASSOCIAZIONE CON IL MARZUOLO

Scheda botanica dell’Abete Bianco

L’Abete Bianco, si differenzia da quello Rosso, anzitutto per una corteccia più liscia e di colore grigio con venature orizzontali e mai verticali. Ha aghi molto più spessi/grandi/larghi e più fitti rispetto al fratello Rosso, appiattiti e tendenzialmente non torndi, questi sono disposti lungo l’intera circonferenza del rametto mentre, nel Rosso sono disposti in piano orizzontale opposti. Negli esemplari giovani degli abeti bianchi però, gli aghi sono disposti a pettine ed opposti, tant’è che spesso può esser confuso con le piante di Tasso.  Le pigne dell’Abete Bianco tendono verso l’alto mentre quelle dell’Abete Rosso tendono verso il basso. In Europa è abbondantissimo nei Carpazi-Balcani, in Germania nella Selva Nera, ma abbonda anche sul Massiccio Centrale Francese, Giura e Svizzera, e più in generale nelle foreste di Abete del Nord Europa.
I genotipi presenti in Italia sono di origine balcanica nelle Alpi Orientali mentre in quelle Occidentali sono autoctoni (anche se sempre più rari) e di tipo Alpino-Appenninica.

Boschi autoctoni di Abete Bianco nel Nord Italia, si possono rinvenire in Trentino ed alta Lombardia tra le Orobie e le Retiche.
In Piemonte sono comuni nelle Alpi Marittime e Liguri, molto meno diffusi sui rimanenti settori alpini. In generale nel Nord Italia l’Abete Bianco è spesso associato a quello Rosso.

Bosco autoctono di Abete Bianco e Faggio nel Biellese montano

♦ Un bosco autoctono molto bello di Abete Bianco è presente nel Biellese montano interno ma, ometterò di darne indicazioni geografiche perchè si tratta di bosco protetto ed a forte rischio estinzione, il cui habitat è in fase di tutela e sarebbe bene evitare di frequentarlo per consentire ai giovanissimi esemplari di vegetare ed andare a sostituire in futuro i bellissimi esemplari pluricenterani tutt’ora presenti anche se, non si capisce come mai sia consentito a mandrie di bovini di pascolarvi in mezzo danneggiando vistosamente i giovanissimi esemplari.

Abete Bianco plurisecolare del Biellese montano

Nell’alta Valsesia ed alto Ossola sono presenti bei boschi di Abete Rosso esclusivi, soprattutto in sponda destra Sesia.

In Trentino sono noti i boschi esclusivi di Lavarone in località Malga Laghetto. Qua è ubicato l’Abete Bianco più grande d’Europa. 50 metri d’altezza per 4,8 metri di circonferenza.
Bei boschi di Abete Bianco si rinvengono in genere in tutto il Trentino ma bellissimi sono quelli del Val Noana (Trento).
Sono ben presenti nell’Appennino Tosco-Romagnolo e, ben noti sono i boschi di Vallombrosa nel Pratomagno presso il comune di Reggello in provincia di Firenze.
Le zone note per il terremoto di Amatrice, tra Valle del Tronto e Monti della Laga/Sibillini sono altrettanto noti per la presenza di bei boschi di questa conifera.

Più a Sud boschi di Abete Bianco sono presenti nel comune di Taverna in località Cingoli nel Catanzarese, nel Parco Nazionale del Pollino presso la Riserva Regionale Abetina di Laurenzana sul versante Nord del Pollino in Basilicata. Sono piuttosto ben presenti anche nel Parco Nazionale della Calabria tra Sila, Serre Calabresi ed Aspromonte.

Sentieri ben tracciati nel Bosco Archiforo di Serra San Bruno (Vibo Valentia-Calabria), tra bellissimi esemplari secolari di Abete Bianco del Parco Nazionale della Calabria (Parco delle Serre)

Un bellissimo bosco composto da esemplari ultra-centenari è visibile presso la nota località turistica di Serra San Bruno nelle Serre Vibonesi, qua il “Bosco Archiforo” è attraversato da sentieri ben tracciati che partono dalla Certosa dei Santi Stefano e Bruno.
In Sicilia i boschi di Abete Bianco sono rarissimi e ben protetti da filo spinato sui Nebrodi e Madonie dove si rinviene però una specie affine, oggi considerata come specie a se stante.

Condizione indispensabile per il ritrovamento dei Marzuoli è sempre la presenza di un morbito e spesso strato di humus scuro, quindi di foglie o aghi già ben decomposti. Gli strati di foglie o aghi di recente accumulo non sono adatti per lo sviluppo del micelio di questo ottimo fungo. L’Abete Bianco richiede un suolo Siliceo fresco e profondo e non ama ristagni d’acqua che possono causare marcescenza dell’apparato radicale.

I semi dell’Abete Bianco germinano con difficoltà su un substrato composto da aghi di Abete Bianco. Condizione indispensabile per la germinazione dei semi è la presenza di fogliame o aghi di altre specie arboree quali Pino Mugo, Abete Rosso, Faggio, Sorbi. Al di sotto dei 500 mt d’altezza l’Abete Bianco vegeta con enormi difficoltà perchè necessita di un clima tipicamente alpino, freddo e molto piovoso con piovosità ottimale compresa tra i 1500 ed i 2000 millimetri annui.

Ma torniamo al Marzuole che, come ho detto, ha nell’Abete Bianco il suo albero simbionte preferito. Come riconoscerlo?

Anzitutto, lo ribadisco ancora una volta, MAI affidarsi completamente ad una guida on-line o a libri di testo per il riconoscimento di una nuova specie fungina mai raccolta prima, a meno che non si abbiano competenze tecniche micologiche. Guide, manuali ed articoli descrittivi hanno solo e soltanto scopo didattico. Da Internet si possono apprendere informazioni aggiuntive ma, non bisogna mai decidere di consumare un fungo raccolto senza esser certi della sua natura e commestibilità. Esistono centri specializzati presso le ASL o presso le Associazioni Micologiche che sono preposti proprio per l’accertamento della commesbilità o meno dei funghi.

Ad ogni modo il Marzuolo lo si riconosce facilmente, anzitutto perchè nel suo periodo di vegetazione non vi è concomitanza con altri funghi. In Autunno potrebbe trovarsi a vegetare con altre specie del genere Hygrophorus ma in Inverno, sotto la neve, o a Marzo-Aprile di norma è uno dei pochi funghi presenti nei boschi. Ama principalmente i boschi di Conifere e, come detto, nella fattispecie l’Abete Bianco, infine, le sue caratteristiche di forma e colore lo rendono praticamente inconfondibile.


E’ un lamellare non imbutiforme il cui cappello da giovane tende a rivoltarsi su se stesso verso il basso ma, a maturità tende a rivoltarsi verso l’alto, formando varie gobbe dovute alla sua permanenza sotto il terreno. Gambo e lamelle sono di colore bianco mentre il cappello risulta di colore chiaro bianco-grigiastro ma tendende al grigio sempre più scuro fino al plumbeo. Spesso tendende addirittura al blu-nerastro.

E’ un ottimo commestibile, da molti molto apprezzato anche per via del fatto che è il primo fungo della nuova stagione micologica. Lo si può cucinare come si cucinerebbero altri lamellari quali i Finferli-Cantarelli-Russule. Si dice abbia ottime proprietà nutrizionali benefiche.

Vi suggerisco di provare a preparare il risotto con i Marzuoli, semplicissimo da cucinare. Rosolare la cipolla con olio, aggiungere i Marzuoli tagliati a pezzetti, stufarli leggermente, magari con anche del vino bianco o brodo vegetale quindi aggiungere il riso e cuocere nell’acqua che i funghi hanno prodotto allungando di tanto in tanto con il brodo vegetale caldo.

Un altro ottimo modo di cucinare i Marzuoli è sempre a risotto, ma con aggiunta di asparagi che ben si abbinano a questo fungo dal sapore delicato.

Ottimo anche il risotto con Marzuoli e Pancetta rosolata. Impeccabile per sapore una torta salata a base di Marzuoli ed Asparagi ma, più in generale i Marzuoli si abbinano molto bene a secondi piatti a base di formaggio, che siano sformati o anche lasagne al ragù di funghi Marzuoli. La fantasia è la miglior ricetta per gustare questo fungo che ben si presta per mille usi in cucina. Di seguito fotogallery di Marzuoli o Dormienti.

di Angelo Giovinazzo