La sagra del pessimo gusto

Il pessimo gusto regna sovrano, ancor di più perchè a Pasqua si celebra la morte e la resurrezione del Cristo in croce, non la sagra della salamella e della braciola alla brace e, se anche non si è Cristiani o Cattolici, il rispetto per il credo altrui rappresenta una semplice e banalissima forma di educazione

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Quando al pessimo gusto non c’è un limite, quando cade persino il rispetto del credo altrui. Quando per ottenere popolarità e click si ricorre persino ad immagini sacre, allora l’imbarbarimento delle persone è davvero conclamato!

PASQUA E LE IMMAGINI SACRE “DIVERTENTI”

COSTUME E SOCIETA’ CHE CAMBIA

Il “Venerabile Jorge” ne “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco, si sarebbe scandalizzato per molto meno: il “riso“.
Jorge contesta a Guglielmo da Baskerville, un libro scritto dal filosofo greco Aristotele, la “Poetica“. Jorge dice che il riso è sinonimo di eccesso e di licenziosità, che la Chiesa ha cercato di estirpare, tollerandole per un tempo circoscritto, come a Carnevale. Pertanto, un libro come la Poetica di Aristotele, che riconosce dignità d’arte al riso, non può essere tollerato dalla Chiesa, il cui prestigio e potere si fondano essenzialmente su di un rigido ordinamento sociale, sull’ignoranza, sul timore di Dio.

Interessante a tal proposito la citazione di Jorge: “Il riso è la debolezza, la corruzione, l’insipidità della nostra carne. È il sollazzo per il contadino, la licenza per l’avvinazzato, anche la Chiesa nella sua saggezza ha concesso il momento della festa, del carnevale, della fiera, questa polluzione diurna che scarica gli umori e trattiene da altri desideri e da altre ambizioni… Ma così il riso rimane cosa vile, difesa per i semplici, mistero dissacrato per la plebe. Lo diceva anche l’apostolo, piuttosto di bruciare, sposatevi. Piuttosto di ribellarvi all’ordine voluto da Dio, ridete e dilettatevi delle vostre immonde parodie dell’ordine, alla fine del pasto, dopo che avete vuotato le brocche e i fiaschi. Eleggete il re degli stolti, perdetevi
nella liturgia dell’asino e del maiale, giocate a rappresentare i vostri saturnali a testa in giù…

Certo il Venerabile Jorge, anziano cieco e profondo conoscitore dell’intera biblioteca e dei sui contenuti, forse esagerava un tantino nell’avversare il riso ed il sollazzo, tuttavia, spingere il riso al punto di deridere e ridicolizzare immagini sacre appare davvero eccessivo, indipendentemente dal proprio credo.

E’ vero, ci sono religioni che non ammettono la venerazione di immagini sacre, l’iconografia sacra dell’Islam addirittura vieta la raffigurazione di Dio. C’è poi chi addirittura venera “Santini” raffiguranti Santi e Beati. Ognuno è al fine libero di raffigurare e di professare come meglio crede il proprio credo, tuttavia, beffarsi del credo altrui, ridicolizzando immagini Sacre pare davvero una palese esagerazione.

A chi nei giorni precedenti la Pasqua non è capitato di ricevere via WhatsApp o attraverso i Social, le solite immagini copiate ed incollate, condivise e ri-condivise tra tutti i conoscenti fino a formare infinite catene di Sant’Antonio?

A mio modesto parere, già l’utilizzo di immagini “normali” raffiguranti fiori primaverili, uova di Pasqua, agnelli e quant’altro, solitamente usate per rappresentare la Pasqua, è leggermente discutibile. Segno di un impigrimento e di una regressione intellettiva della gente.

E’ vero, siamo tutti sempre di corsa ma, per quanto corriamo, non siamo alla fine dei manager che dobbiamo dirigere una complessa ed impegnativa azienda con migliaia di dipendenti. Non siamo neppure così oberati da incombenze da non riuscire a trovare il tempo per articolare e scrivere un cortissimo messaggio di auguri PERSONALIZZATO.

Per mal che vada, nel caso in cui non siamo così originali e così creativi da saper scrivere una cortissima frase ad effetto, esistono sempre migliaia di citazioni ed aforismi che sul web abbondano ovunque.

A mali estremi, una frase come: “tantissimi auguri a te e famiglia per una felice e serena Pasqua” può sempre sortire il giusto effetto e non richiede una particolare intelligenza o preparazione scolastica per riuscire a scriverla, magari pure facendo copia ed incolla a tutti i propri contatti.

Okey, ammettiamo pure che si sia un po’ pigri o privi di fantasia ed ammettiamo pure che si apprezzino particolarmente le cosiddette “immagini divertenti” che oggi spopolano sul web, su WhatsApp e sui Social, ma… A tutto c’è un limite.

Ricevere immagini che dissacrano il credo altrui è davvero troppo! Segno di un imbarbarimento della Società. Segno di una palese mancanza di rispetto ed educazione.

Non tanto da parte di chi ingenuamente condivide queste immagini, senza rendersi conto di quanto il proprio gesto offra una spalla a chi predica l’imbarbarimento e l’odio. Pratica di per se già alquanto discutibile, quanto da parte di chi le immagini le realizza al fine di portare click al proprio sito web, o al fine di crearsi una discutibile notorietà dove, non importa il mezzo utilizzato ma il fine: raggiungere la popolarità. Avere milioni di click, di “like/mi piace” e/o di condivisioni e/o ritorni economici prodotti da pubblicità.

Ridicolizzare Cristo risorto, Cristo in croce, Cristo sofferente o sorridente è a mio avviso, davvero di pessimo gusto! Indipendentemente dal proprio credo ed indipendentemente dall’essere credenti o meno.

Viviamo in una società in cui anche il più ignorante dei caproni si sente in diritto di insultare pubblicamente un politico che, a suo modo di vedere, non agisce secondo le proprie aspettative. Un povero scemo disadattato si sente più bello e più figo dei suoi compagni più infelici o sfigati e si sente in diritto di insultarlo, di umiliarlo, di denigrarlo, non solo privatamente ma anche pubblicamente, magari pure a mezzo di Social quale Facebook eppure, nonostante sia palese che il suo comportamento è sbagliato e punibile, si sente ugualmente più intelligente degli altri e si sente autorizzato a dimostrare di essere un figo, appagando il proprio ego, usando mezzi impropri quale il pubblico insulto o le molestie.

Ecco, a mio avviso dissacrare immagini sacre, è paragonabile ad un insulto o melestia nei confronti di chi, legittimamente professa il proprio credo.

… E non mi si venga a dire che le cosiddette “immagini divertenti” raffiguranti Cristo in Croce, che fa battute o che racconta barzellette siano poi così divertenti. C’è addirittura chi, in nome della trasgressione, raffigura Cristo ubriaco. Si può non esser credenti ma, è questione di educazione, non di religione, ridicolizzare il Cristo in cui non si crede, non fa esser più fighi e più furbi, ma semplicemente dimostra quanto poveri di intelletto siano coloro che lo fanno.

E poveri di intelletto lo sono pure coloro che queste immagini le condividono, magari ingenuamente, perchè dell’immagine stessa hanno colto il solo lato ridicolo e sollazzante e non quello dell’insulto e dell’ingiuria nei confronti di chi crede e può sentirsi offeso.

Il pessimo gusto regna sovrano, ancor di più perchè a Pasqua si celebra la morte e la resurrezione del Cristo in croce. Pasqua alla fine è e resta una festività religiosa e non la sagra della salamella e della braciola alla brace e, se anche non si è Cristiani o Cattolici, anche se non si è praticanti, il rispetto per il credo altrui rappresenta una semplice e banalissima forma di educazione. Di seguito alcune immagini “incriminate”.
Ai lettori il compito di giudicarle.