Clima pazzo. Analisi climatica del 2017

Siccità, Caldo e Roghi. Il 2017 l'anno più siccitoso dal 1800 ad oggi

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Anomalie Pluviometriche Italia 2017 - Carenza di pioggia, Siccità Record. Pioggia 2017
Mappa delle anomalie Pluviometriche del 2017. Elaborazione dati e grafica a cura di Nunzio Larosa

CLIMA PAZZO! CALDO, ROGHI E SICCITÀ. COM’É STATO IL CLIMA IN ITALIA NEL 2017? IL PIÚ SECCO DAL 1800 AD OGGI. ANALISI DI UNA COSTANTE CARENZA DI PIOGGIA

Siccità record ed anomalie climatiche diffuse da Nord a Sud per un 2017 climaticamente da dimenticare

Caldo, roghi e siccità hanno caratterizzato un 2017 climaticamente bizzarro, con diffusa carenza di pioggia ed anomalie pluviometriche che in molte aree d’Italia non si verificavano dal 1800, decretando una siccità record.

Quanto stai per leggere è il bilancio finale di un 2017 che verrà ricordato, mediamente, come uno dei più caldi su scala nazionale dall’inizio degli anni 2000 ma, soprattutto come il più siccitoso in assoluto dal 1800 ad oggi.

Anno avaro di perturbazioni il 2017.

Costante la carenza di pioggia, benefica non solo per i bacini artificiali, che hanno raggiunto livelli minimi record, ma anche per la vegetazione, umiliata dal caldo e dalla siccità che, insieme hanno favorito il propagarsi di incendi, per lo più di origine dolosa.

Incendio Val Susa-Bussoleno 2017 - Piemonte
Val Susa-Bussoleno. Uno dei tanti incendi che hanno devastato il Piemonte durante l’estate 2017

Gli incendi

Spesso scoppiati su larga scala, grandi o i piccoli che fossero, hanno caratterizzato l’intera stagione calda del  2017.

Alcuni di questi incendi verranno ricordati, a causa della loro notevole estensione con svariati ettari di bosco o foreste andati carbonizzati e distrutti.

Il ricordo di incendi indomabili che illuminavano i cieli notturni dal Torinese alle Prealpi Lombarde, rendendo l’aria irrespirabile anche nel capoluogo Piemontese, non si dissolverà facilmente.

Altri roghi verranno ricordati per il gran numero di focolai che divampavano ovunque, da Nord a Sud sulla nostra penisola.

Da non dimenticare poi, il ritiro dei ghiacciai alpini che ha mostrato una sconfortante accelerazione nella prima parte del 2017.


ANALISI DELLA COSTANTE CARENZA DI PIOGGIA E SICCITÀ RECORD. LA MAPPA DELLE ANOMALIE PLUVIOMETRICHE D’ITALIA

In questo articolo analizziamo l’anomalia pluviometrica nazionale, riferita al 2017 ed espressa in percentuale, rispetto alla media pluviometrica nazionale dal 1800 ad oggi.

E’ chiaro sin da subito come l’Italia abbia sofferto la mancanza di veri e propri Fronti Atlantici dinamici, a favore di Depressioni più lente che hanno imperversato per più giorni nelle stesse zone.

Le Basse Pressioni o Depressioni, hanno interessato maggiormente tratti del basso Adriatico e Ionio greco, il Tirreno occidentale ed il Canale di Sicilia.

Queste Depressioni hanno portato maggiore piovosità sul medio Adriatico, Puglia garganica e salentina, basso Tirreno e Sicilia sud-orientale, che sono risultate essere le uniche zone d’Italia in cui si sono avuti dei surplus pluviometrici non a scala locale, ma interregionale.

Le zone che hanno maggiormente sofferto un deficit di precipitazioni sono state la Pianura Padana, la Liguria, la Toscana centro-meridionale, Umbria, Lazio e Sardegna.

LA MAGGIORE CARENZA DI PIOGGIA. SICCITÀ RECORD

Nel corso dell’intero anno 2017 la siccità record ha interessato molte e vaste zone d’Italia.

Nell’intero anno, tra la costa barlettana e del nord-barese, oltre che in alcune aree della Sardegna meridionale, non si sono superati i 250 millimetri di accumulo totale di pioggia.

Questi sono valori degni del Nord Africa!

É andata persino peggio in alcune aree del basso Piemonte, Liguria di ponente, Pavese, Pisano interno, alta Maremma-Senese e Campidano, dove ad accumuli di pioggia annui poco superiori ai 300 mm, si deve aggiungere anche un’anomalia pluviometrica negativa superiore al 60%.


LA MINORE CARENZA DI PIOGGIA. I SURPLUS PLUVIOMETRICI

Al contrario, le zone con surplus pluviometrici, sono molto più limitate.

Questi surplus sono quasi tutti dovuti o, a eventi eccezionali seguiti dai relativi disagi con anche alluvioni lampo (com’è accaduto tra Livornese e Pisano o nel Bellunese) oppure a fenomeni di persistenza di umide correnti Mediterranee.

É il caso per esempio di Abruzzo, Salernitano, Basilicata tirrenica, bassa Calabria, Salento e Sicilia sud orientale.

Un caso a parte invece è quello relativo alle Prealpi Lombarde e vicini Laghi dove, durante la stagione estiva si sono avuti più transiti di attesi e benefici temporali.

ANDAMENTO PLUVIOMETRICO DELL’ANNO 2017. LE FASCE CLIMATICHE ITALIANE

LE ALPI

Il 2017 può, a ragione, esser considerato come l’annus horribilis per le Alpi.

Qua, alle temperature mediamente più alte del normale, si è andata ad aggiungere anche la scarsità di nevicate.

L’inverno 2016 giungeva dopo un promettente Autunno che in Piemonte aveva portato le alluvioni del Cuneese e del Tanaro-Ceva. A novembre le Alpi sommerse dalla neve, con massimi accumuli tra Argentera-Monviso-Vallate Olimpiche come riportato in questo articolo.

Il bilancio pluviometrico per le Alpi non risulta alla fine disastroso grazie anche ad alcuni temporali estivi e alle nevicate degli ultimi due mesi (Novembre e Dicembre 2017).

ARTICOLI DI ANALISI CLIMATICA PUBBLICATI SUL NOSTRO BLOG NEL 2017, RELATIVI AL NORD OVEST ITALIANO
LA PIANURA PADANA

Carenza di pioggia, sistematica. Siccità record. Caldo ed alternanza di fasi fortemente afose e temporalesche con altre più torride.

Questo è stato l’orribile anno della Pianura Padana che è risultata essere l’area d’Italia con il peggior bilancio in assoluto.


Carenza di pioggia non solo in estate, ma durante l’intero anno. In alcune zone si è persino andati oltre il 65% in meno di piogge cadute, rispetto alle medie pluriennali, portando il livello dei fiumi ai minimi storici.

Da annoverare solo qualche breve e locale fenomeno temporalesco, a macchia di leopardo, nel periodo estivo.

A Pasqua 2017 improvvise gelate tardive giunte dopo una fine d’inverno eccezionalmente mite, hanno mandato in crisi l’agricoltura locale spingendo le regioni interessate a chiedere lo stato di calamità naturale.

L’APPENNINO

Poche sono state le isole pluviometriche felici nel territorio appenninico.

Il versante adriatico centrale, durante l’inverno è stato spesso interessato dal fenomeno detto dello “Staü”, ovvero di persistenza di precipitazioni contro la barriera Appenninica.

Le abbondantissime nevicate di Gennaio 2017, hanno prodotto accumuli fino a 4/5 metri e la cronaca ancora ricorda la disastrosa valanga di Rigopiano (Abruzzo) del 18 gennaio 2017.

Fatte le dovute eccezioni, anche per l’Appennino il 2017 è stato un anno da dimenticare, in generale con poche precipitazioni e generale carenza di pioggia.

Anche qua durante l’estate si sono aggiunti numerosi gli incendi, per lo più dolosi, in particolare nell’Appennino meridionale, dove sono andate in fumo vaste zone boschive di Abruzzo, Campania, Calabria e Sicilia.

Anche i bacini artificiali sono stati messi a dura prova, con condizioni prossime alla criticità estrema a inizio autunno. In Appennino meridionale solo alla fine dell’anno si è ridotto, seppur in limitate zone, il deficit pluviometrico annuale.

ALTO TIRRENO

Toscana, Liguria e Umbria, hanno sofferto la loro posizione decentrata rispetto alle grandi Perturbazioni o Depressioni.

In alcune zone il deficit pluviometrico ha superato il 65% delle piogge cadute in meno rispetto alla norma, con valori da siccità record, per non dire estrema, e sistematica carenza di pioggia.

I telegionali durante l’intera stagione estiva, ci hanno continuamente mostrato le drammatiche immagini del Lago di Bracciano a secco, e Roma costretta a razionalizzare l’acqua.

BASSO TIRRENO

In questo settore, il 2017 è stato caratterizzato da un inizio anno con accumuli di pioggia nella norma e talvota persino al di sopra della media per alcune zone.

Sono andate peggio la tarda primavera e l’estate, risultate molto più secche, seppur intervallate da brevissime incursioni temporalesche.

Alcuni eventi temporaleschi locali, sono stati all’origine di alluvioni lampo, come quello di Scilla in provincia di Reggio Calabria.

Al contrario, l’Autunno è risultato diffusamente piovoso con piogge che hanno superato la  media su tutto il settore.

ALTO ADRIATICO

In questo settore c’è stato un generale deficit pluviometrico che, nelle zone interne, è stato compensato da locali eventi temporaleschi intensi, avvenuti durante la stagione estiva.

L’anomalia pluviometrica si è attenuata scendendo verso sud, grazie alla maggior vicinanza alle Depressioni del Meridione.

BASSO ADRIATICO

Molto variegata e disomogenea la distribuzione delle piogge in questo settore.

Tra Abruzzo e Gargano, vi sono stati locali surplus pluviometrici che, in alcune zone sono risultati anche marcati, complici le piogge di gennaio e novembre 2017.

Altre zone più ristrette, hanno invece avuto dei deficit anche importanti, in particolare nella Puglia centrale.


IONIO

Questo settore si è venuto a trovare molto spesso in posizione sfavorevole rispetto alle grandi piogge.

Qua ha dominato il fenomeno della cosiddetta “ombra pluviometrica” con assenza o minor apporto di piogge a causa della presenza della dorsale Appenninica Calabro-Lucana lungo la traiettoria delle Perturbazioni.

Ha fatto però eccezione il settore ionico pugliese meglio esposto a Perturbazioni e Depressioni.

Il deficit pluviometrico del settore è stato in parte compensato dalle grandi piogge della terza decade del mese di Gennaio 2017.

ISOLE

Ben differenti tra loro, le anomalie pluviometriche di Sicilia e Sardegna.

Durante l’intero 2017, la gran parte del territorio Siculo ha avuto precipitazioni in media rispetto alle attese.

Ci sono state però anche le eccezioni, come i locali surplus della Sicilia sud orientale che stridono a confronto ai deficit delle aree interne.

In Sardegna invece, la situazione è stata nettamente più grave, con diffuso e intenso deficit di precipitazioni, con bacini idrici in crisi o totalmente prosciugati, e con alcune località che hanno superato a stento i 300 mm di accumuli di pioggia annuale.

A fare la maggior differenza tra Sardegna e Sicilia è stata la differente presenza di piogge durante i temporali.

In Sicilia c’è stata dinamicità atmosferica già durnate l’inverno poi, il periodo estivo ha visto numerose celle temporalesche Mediterranee degenerare in “Mesocicloni” o “MCS” o persino “TLC“.

Piccoli ma insidiosi Cicloni a scala locale in grado di assumere le sembianze di veri e propri mini-uragani.

Grazie a questi eventi temporaleschi il 2017 ha potuto risollevarsi dalla drammaticità della siccità record e dalla carenza di pioggia ma non dagli incendi  e dagli svariati problemi che attanagliano la rete idrica locale. 


CARENZA DI PIOGGIA, SICCITÀ RECORD, CALDO E ROGHI. IL 2017 É STATO UN ANNO FUNESTO ANCHE PER I FUNGHI

Se sul fronte precipitazioni il 2017 è stato un anno terribile, sul fronte micologico non c’è stato assolutamente nulla da ridere.

Condizioni prevalentemente soleggiate o comuque poco umide, intervallate a fasi ancor più secche e ventose con frequente presenza di correnti favoniche di Maestrale o di Garbino, questo ci ha regalato un 2017 prevalentemente avaro di precipitazioni.

Carenza di piogge, siccità record, caldo ed incendi sono stati il nemico giurato dei funghi.

E la cosa peggiore è che queste condizioni avverse si sono avute soprattuto nei periodi di maggior sviluppo di miceli e funghi.

METEOFUNGHI. LE CORRELAZIONI TRA METEOROLOGIA E NASCITE DI FUNGHI

In Italia sono ormai moltissimi gli appassionati di funghi: ogni anno centinaia di “fungiatt” si recano nei boschi alla ricerca del più blasonato dei boleti: il Porcino.

Forse uno dei funghi più ostici da trovare, ma quando lo trovi, il Porcinio, sono solo soddisfazioni!

Per poter proliferare i funghi, necessitano di condizioni climatico-ambientali particolari e non tutte le annate sono buone per i ritrovamenti.

Negli ultimi anni, la ripetuta presenza di “bolle calde Africane” (figlie di Anticicloni che hanno portato masse d’aria calda dal nord Africa verso le Alpi), ha alterato il nostro clima.

Sono cresciute le temperature medie, e gli Anticiloni hanno sbarrato la strada alle benefiche perturbazioni Atlantiche, indispensabili per la buona nascita dei porcini e di tutti gli altri funghi.

IL MICELIO. IL PRIMORDIO DEI “FUNGHI”

Sappiamo che ciò che consente la nascita dei funghi é il micelio.

Contrariamente a ciò che si crede, il micelio percepisce perfettamente le condizioni climatiche, decidendo qual’è il momento più opportuno per accoppiarsi e riprodursi.

Un po’ come nella vita umana, i miceli sono divisi in maschili e femminili; anch’essi si attraggono e pure loro si accoppiano.

La carenza di pioggia e la siccità, possono rendere i terreni aridi e duri come le pietre impedendo la riproduzione e la sopravvivenza dei miceli, perciò anche dei funghi.

CORRELAZIONE TRA PRESSIONE ATMOSFERICA E NASCITE DI FUNGHI

Angelo Giovinazzo in questo articolo, ha analizzato le possibili correlazioni tra Pressione Atmosferica e nascite di funghi.

L’articolo ci dice che, più la Pressione Atmosferica è Bassa, più i miceli avvertono gli stimoli giusti per dare la vita ai propri frutti: i funghi.

Nel corso degli ultimi anni, una siccità record, via via sempre più frequente, ha letteralmente decimato le nascite di funghi, creando così vere e proprie “febbri fungine“.

Migliaia di cercatori in “crisi d’astinenza da fungo“, hanno messo a dura prova i pochi funghi che hanno sfidato caldo, roghi e siccità.


MYCO-DONE (il Metadone per estremi appassionati di micologia)

É una semplice provocazione!

In realtà il Mycodone non esiste, ma forse andrebbe creato per poter lenire le crisi d’astinenza da fungo di quei “fungiatt” irrimediabilmente affetti da “febbre del fungo”.

Ci troviamo in tempi di carenza di pioggia e di siccità estrema, qualcuno si è domandato: “c’è una via per poter costringere i funghi a riprodursi e fruttificare?

In alcune zone del Piemonte già da tempo si sperimentano “coltivazioni forzate” di funghi Porcini.

Funzionano! A patto che il clima non diventi torrido causando anomala evapotraspirazione.

I funghi Porcini si possono, per così dire, “coltivare”? Si possono ricreare le condizioni ottimali per la nascita dei porcini?”

Impossibile? No.

Anche se si ha voglia e passione, le condizioni climatiche ottimali non si possono ri-creare.

Si possono però migliorare quelle del substrato e del sottobosco, con coperture fogliari degli alberi “controllate” e bagnature artificiali del suolo.

Di questo ne riparleremo prossimamente con un articolo di approfondimento.

In conclusione, alla vigilia di una nuova stagione dei funghi, non possiamo che rimetterci nelle mani del Divino, consapevoli che, i cambiamenti climatici in atto sono una realtà.

Ognuno di noi gioca un ruolo importante nella salvaguardia dell’ambiente con le proprie scelte di consumo e di voto.

La siccità non è colpa dei politici, ma è colpa dei politici l’immobilità nel cercare di prevernire eventuali danni causati dai cambiamenti climatici.

Articolo realizzato da: Nicholas Ciana, Nunzio Larosa e Angelo Giovinazzo

Ringraziamenti:
Si ringrazia per la preziosa collaborazione di raccolta dati pluviometrici e stesura della mappa:
Alessio del Gaudio, Federico Arneodo, Federico De Crescenzo, Gianfranco Matera, Lorenzo Solazzo, Luca Celi, Matteo Moro e Simone Cafagna



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